La droga

DISCORSO INTEGRALE A CURA DI BERNARDO SPOTO

TENUTOSI IL 19 GENNAIO 2011, PRESSO LA BIBLIOTECA COMUNALE DI LURATE CACCIVIO IN OCCASIONE DELL’INCONTRO PUBBLICO DAL TITOLO “DROGA” INDETTO DALL’ASSESSORATO AI SERVIZI SOCIALI.

 

Visto che il mio tempo è breve ho ritenuto opportuno scrivere alcuni concetti per evitare di divagare e quindi correre il rischio di non parlare dell’essenziale.

Dire che la droga fa male per convincere a non assumere stupefacenti, significa aver detto una banalità.

Perché sono tante le cose che, una volta assimilate procurano un danno al nostro organismo, ma la droga è un’altra cosa. Essa è subdola, camaleontica, si adatta al modo di vivere dell’uomo e, ancor di più segue la moda, le usanza, le abitudini della società; insomma: sta al passo con i tempi.

PER cercare di capire cos’è la droga bisogna prima conoscere la sua storia.

Nei tempi remoti fu usata dall’uomo, ma a differenza di oggi, sempre temuta e rispettata tanto è vero che poche persone (stregoni o sciamani) ne facevano uso per ottenere delle visioni in cui leggere il futuro.

Da qui possiamo già capire come per l’uomo l’uso di droghe non era altro che l’avvicinarsi al soprannaturale ovvero a Dio o ai demoni e ciò avveniva attraverso l’assunzione di un gruppo di stupefacenti detti allucinogeni.

Oltre alla preveggenza l’uomo ebbe il bisogno di sedare il dolore e scoprì le proprietà sedative contenute nel lattice del papavero. La prima civiltà a trattare l’oppio furono i Sumeri poi, a seguire le altre civiltà e per ultimi i Romani, ma nel V secolo A.C. il medico Erasistrato lo considerò un medicamento dannoso. Con la caduta dell’impero Romano l’oppio esce dai manuali medici per ricomparire più tardi sotto il nome di laudano che è una tintura a base di morfina scoperta da Paracelso, che in seguito morì intossicato proprio da quella sostanza.

Adesso, velocemente ci spostiamo negli Stati Uniti degli anni 60/70. Ormai si crede pochissimo nella profezia quindi non si assumono più allucinogeni per leggere nel futuro, ma la droga sa adattarsi ai tempi e da chiaroveggente si trasforma in traslatore dell’anima umana per condurla verso la fusione con lo spirito della natura. Sostenitori di questa modo di vivere furono gli Hippy dove l’uso di un allucinogeno, la cosiddetta LSD, assommato all’uso di un narcotico, conosciuto col nome di Marijuana, sconvolse le menti di quei giovani.

Sempre in questo periodo si ha il problema del dopo Vietnam e il ritorno a casa di migliaia e migliaia di soldati intossicati dalla morfina e curati con l’eroina. I valori controculturali degli Hippy incontrandosi con il disadattamento dei reduci di guerra portò ad una rapida ascesa dell’uso di droghe nei giovani.

In Italia, fino agli anni 70, il fenomeno fu parecchio circoscritto,ma da quel momento in avanti l’uso, in particolare di eroina, cominciò a crescere a dismisura fino a raggiungere il picco massimo negli anni 85/90.

Quale fu l’humus che permise all’eroina di propagarsi così rapidamente?

L’Italia usciva da una trasformazione sociale fatta anche con il sangue di tanti innocenti. La società aveva raggiunto un certo benessere economico e in particolare la classe genitoriale di operai voleva che i loro figli non conoscessero le loro fatiche. A comprova la frase più gettonata era: “Mio figlio deve avere ciò che io non ho avuto”.

Per raggiungere quell’obiettivo essi cominciarono a produrre ricchezza per cercare di far crescere il figlio nell’agiatezza, ma soprattutto facendo disconoscere il valore delle cose e il piacere di conquistare il desiderato. Per dirlo in breve soffocarono quello che io all’epoca definii il “cromosoma della conquista”.

L’uomo, per sua natura, è nato per conquistare, per scoprire nuovi mondi. Poiché quella classe di ragazzi non aveva nulla da conquistare perché tutto gli era dato, si gettarono alla scoperta del “nuovo mondo” che era la ricerca del piacere procurato dallo “sballo”.

Inizialmente la società si dimostrò impreparata ad affrontare questa nuova calamità. Le persone erano spaventate. Non conoscevano cosa significasse droga.  Vista la gravità del problema la collettività fece quadrato cercando in tutti i modi di arginare il fenomeno. Nacquero le comunità di recupero, dapprima improntate nel recupero dell’uomo attraverso il lavoro poi, nel suo ritrovamento utilizzando la psicologia.

Ma, fino a quando una evento fa paura all’uomo? Fino a quando egli non riesce a fornire una classificazione a quella cosa. Oggi siamo sappiamo che cosa è lo stupefacente e pertanto non ci fa più paura, ma soprattutto è entrato a far parte della nostra vita tanto da arrivare a mutuare i termini usati da tossicomani, come ad esempio: “ma fatti una pera! Ma sei fuori? Ma fatti una canna così non rompi i coglioni” ecc.

La cosa più dolorosa è l’accettazione dei genitori all’uso di alcune droghe, cosiddette leggere, da parte dei figli. Qui, la frase più ricorrente è: “ma è solo hashish” che la possiamo chiosare con: “mi è andata bene”.

Questo modo di comportarci ha fatto si che le difese erette sul finire degli anni ottanta si siano sgretolate. Oggi assistiamo passivamente all’invasione di uso polivalente di droghe per lo più con caratteristiche eccitanti, come ad esempio la cocaina i cui effetti sono molto, ma molto più devastanti di quelli procurati dall’eroina, perché se da quest’ultima si poteva ritornare ad essere persone normali, dalla cocaina, no.

Quello che più mi fa ribrezzo è come il comportamento tossicomanico sia diventato un modello da seguire. Oggi, assisto basito nel vedere persone conosciute come cocainomani, venduti dai media come modello di vita. Questo modo di comportarci non fa altro che creare il giusto humus all’espandersi della droga e leva le armi ai genitori per infrenare il suo dilagare. Come può un padre o una madre dire a suo figlio di non drogarsi quando gente di spettacolo o sportivi  ne fanno uso.? La droga, come ho premesso, è camaleontica e subdola. Essa, per propagarsi, va a colpire l’uomo nella sua moralità disgregandogliela e così lo allontana dai suoi doveri verso se stesso, la famiglia e la società.

A questo aspetto sociolesivo va aggiunto quello eterolesivo, ovvero i danni che un tossico procura a terze persone. Qui abbiamo due tipologie di azioni che si dividono in diretta e indiretta. La prima si manifesta con percosse, lesioni e violenza sulle persone o con furti e rapine sulle cose, mentre la seconda è dovuta alla riduzione o assenza di controllo psicomotorio  e l’esempio più appropriato è il classico “incidente d’auto”.

Anche se oggi sono pensionato, l’occhio clinico mi è rimasto. E così, nell’ascoltare i telegiornali, nel leggere i giornali, una cosa mi è balzato alla vista: l’aumento di inspiegabili omicidi spesso avvenuti in famiglia. A questo punto, partendo dal dire: se è vero come è vero che la cocaina stravolge la realtà delle cose fino a portarti alla pazzia, quanto essa incide su certi inspiegabili comportamenti umani?”

Non voglio questa sera apparire il Catone di turno, però non posso far tacere il senso del dovere che ha caratterizzato tutta la mia vita lavorativa, ma per ricostruire le difese immunitarie contro l’uso di queste sostanze, che portano alla disgregazione delle nostra comunità, dobbiamo ripartire dall’accettare un’etica comportamentale basata: sul rispetto di tutto il Creato, sull’osservanza delle leggi, sul prestare attenzione alla dignità, sull’adempimento al dovere,  sul riscoprire la virtù dell’onore e sul condurre una vita morigerata. Per far si che ciò accada, dobbiamo abbandonare la strada del “tutto ci è dovuto” o “del tutto ci è permesso”, ricordandoci che la propria libertà finisce là, dove inizia quella dell’altro.

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