‘La convergenza’ di Nando Dalla Chiesa

‘Il cretino farà spontaneamente, spesso in buona fede, ciò di cui la mafia ha bisogno. Di più: lo farà gratis.’
Credo che si possa riassumere tutto in questa frase il senso ultimo del libro ‘Convergenze’ di Nando dalla Chiesa. Si è scritto e detto tanto sulla Mafia, su come si muove, su come è organizzata, ma poco, pochissimo su come questa organizzazione si alimenti e come possa continuare a vivere nonostante tante persone ed associazioni la vogliano combattere seriamente. E da qui che Dalla Chiesa parte per capire quali sono le ragioni del radicamento della mafia sul territorio al Sud come al Nord; un viaggio tra le responsabilità e le semplici omissioni della politica a tutti i livelli con esempi concreti della superficialità nell’analisi dei provvedimenti e quindi delle votazioni. Un’analisi che ripercorre gli anni caldi della storia della mafia, dall’ottanta ad oggi, con un focus particolare sull’alternanza di governi di centrodestra e centrosinistra dal ’92 in avanti. Non ci sono giudizi politici, ma la narrazione di fatti, peraltro trasversali agli schieramenti di partito, il cui giudizio viene lasciato ai lettori. Ma non è solo l’alta politica ad avere innegabili colpe dirette ed indirette circa il dilagare della mafia, ma anche la pletora di amministrazioni locali dove consiglieri e dipendenti pubblici esercitano spesso l’arte della svista, dell’omissione o del voto per il quieto vivere, dove quieti sono solo gli interessi di parte. Il libro è un viaggio dentro ognuno di noi, dentro i nostri stili di vita per capire come da ognuno di noi parte la lotta alla mafia o si favorisce il suo dilagare. Di certo non vuole essere la descrizione di una resa, anzi l’incitamento a combattere un fenomeno che per molto tempo, e da qualcuno ancora oggi, è stato semplicemente negato, quale frutto della fantasia di qualche magistrato che, per colpa e per mano di quella fantasia, ha perso la vita. Oggi c’è la consapevolezza che il fenomeno esiste, esiste anche al nord ed in particolare in Lombardia e le numerose associazioni che combattono in maniera compatta contro questo dilagare di illegalità sono la testimonianza concreta che, uniti, si può vincere. La mafia non è imbattibile, e per più volte nella storia è andata vicino all’estinzione. Combattere la mafia si può, basta non chiudere gli occhi e ribellarsi al quieto vivere. L’alternativa è fare i cretini e, come sempre, è una questione di scelte.

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